Una vita nell’etere
Mi presento: sono Alberto, nominativo di stazione IU1IMH, e questo è, in breve, ciò che mi ha catapultato nel mondo della comunicazione e dello studio radioamatoriale.
Avevo tredici anni quando mio padre mi regalò la mia prima radio: una Midland portatile, un CB in 27 MHz a due canali quarzati. Era un apparato semplice, essenziale, ma per me rappresentava qualcosa di misterioso e profondamente affascinante. La accendevo nella mia stanza, parlavo nel microfono senza sapere bene cosa dire e poi restavo in ascolto, immerso nel fruscio dell’etere.
Per giorni non ricevetti risposta. Eppure continuavo a chiamare, spinto da una curiosità istintiva: capire se davvero una voce potesse viaggiare nello spazio e arrivare fino a me.
Poi, un giorno, accadde.
Una voce rispose.
L’emozione fu intensa, quasi travolgente. A quell’età non ero pronto: spensi tutto e riposi la radio in un cassetto. Avevo scoperto che l’etere non era vuoto, ma popolato. E questo, per un ragazzino, poteva fare paura.
Dopo qualche giorno, passata l’emozione iniziale, la curiosità tornò a farsi sentire. Riaccesi quella radio e, alla chiamata, risposi timidamente. Dall’altra parte la voce di un uomo cambiò tono: si fece calma, gentile. Aveva capito che stava parlando con un ragazzo. Non mi mise in difficoltà, non mi incalzò. Mi parlò con semplicità e rispetto. Fu il mio primo mentore.
In quel momento scoccò la scintilla del sapere.
Da allora la radio non è mai stata solo comunicazione, ma desiderio di comprendere: come viaggiano le onde, perché arrivano, cosa accade nello spazio invisibile tra trasmettitore e ricevitore. Il tempo è passato, la tecnologia si è evoluta, gli apparati sono cambiati. Io ho studiato, sperimentato, imparato a rispettare l’etere e i suoi tempi, fatti di silenzi, attese e improvvise aperture.
Oggi, dopo cinquant’anni e forse più, sono ancora qui. Curioso delle innovazioni, delle nuove modalità operative, del progresso che continua a trasformare il nostro hobby. Ma dentro, ogni volta che accendo una radio, sono ancora quel ragazzino di tredici anni, pieno di entusiasmo.
Perché il radioamatore, in fondo, è questo:
qualcuno che non smette mai di ascoltare, di imparare e di stupirsi davanti all’infinito dell’etere.
73 de IU1IMH op Alberto